Nel diritto Antitrust, le azioni di Private Enforcement sono le cause civili promosse dai soggetti danneggiati da un illecito anticoncorrenziale (cartelli, abusi di posizione dominante, ecc.) per ottenere il risarcimento del danno, in modo autonomo e distinto rispetto all’azione pubblica dell’Autorità.
Se con Public Enforcement si intende l’attività svolta dall’AGCM (o dalla Commissione europea) che accerta l’infrazione e irroga sanzioni amministrative, è la Private Enforcement invece l’azione civile davanti ai tribunali ordinari (in Italia, le Sezioni specializzate in materia di impresa) con cui imprese o consumatori chiedono il risarcimento integrale del danno subito a causa dell’illecito in materia di Antitrust.
Le due dimensioni sono complementari: la decisione dell’AGCM non risarcisce i danni, ma costituisce una base probatoria privilegiata per le azioni civili successive. In questo contesto possono intervenire i Litigation Funders, ovvero soggetti terzi che supportano le imprese danneggiate nel sostenere i costi legali, i costi per le perizie economiche, le spese processuali, etc., assumendosi il Rischio del Contenzioso. Sulla base dell’accordo stipulato con i soggetti titolari del diritto litigioso, in caso di successo, i Litigation Funders ottengono parte di quota del risarcimento.
Nel Private Enforcement Antitrust il loro ruolo è particolarmente rilevante perché le cause sono lunghe, costose e tecnicamente complesse, richiedono analisi econometriche sofisticate (es. sovrapprezzo da cartello, pass-on) e, infine, i danneggiati (PMI, clienti intermedi, talvolta consumatori) spesso non hanno risorse o incentivo ad agire singolarmente.
Le azioni perseguite dai Litigation Funders nell'ambito del diritto Antitrust mirano, in particolare, a:
- accertare la responsabilità civile delle imprese partecipanti al cartello;
- dimostrare il nesso causale tra l’intesa illecita e il danno subito;
- quantificare il danno da sovrapprezzo (overcharge) e, se del caso, il mancato guadagno;
- ottenere la condanna al risarcimento, comprensiva di interessi.
Spesso si tratta di azioni follow-on, fondate quindi su una decisione definitiva dell’AGCM o della Commissione UE, oppure di azioni aggregate o coordinate, promosse da più danneggiati (anche tramite veicoli ad hoc o cessioni del credito).
Questo tipo di decisione può rappresentare un punto di partenza idoneo per azioni di Private Enforcement, perché:
- l’illecito anticoncorrenziale è già accertato in sede amministrativa;
- i clienti delle imprese coinvolte (ad es. utilizzatori di imballaggi in cartone ondulato) possono sostenere di aver pagato, in un determinato periodo temporale, prezzi artificialmente più elevati;
- il Contenzioso si concentra prevalentemente sulla quantificazione del danno, più che sulla prova dell’infrazione.
Dal lato delle Aziende danneggiate, queste ultime sulla base di un’apposita check-list documentale, predispongono un set di documenti principalmente basato su fatture e registrazioni contabili riferite al periodo indicato.
I soggetti interessati
Tutte qulle imprese che hanno acquistato imballaggi in cartone ondulato nel periodo compreso tra il 2004 ed il 2018 da produttori individuati dall’Accertamento Antitrust. Di seguito l'elenco completo:
Smurfit Kappa; International Paper, Idealkart, Gruppo Pro Gest (Pro Gest ; Trevikart ; Ondulati Maranello), Gruppo Innova (Innova Group Stabilimento di Caino, Innova Group), Gruppo Laveggia (Laveggia, Scatolificio Laveggia e Aliabox), Gruppo DS Smith (DS Smith, DS Smith Holding, Toscana Ondulati), Ondulati ed Imballaggi del Friuli, Ondulato Piceno, ICOM, GIFCO, Gruppo Sada, Saica, Mauro Benedetti, ICO, Grimaldi, MS Packaging.