A cura di: Dott.ssa Eleonora Ebau, PhD Student, presso il Dipartimento di Giurisprudenza, UniTo

Nel marzo 2020, nel Regno Unito, diverse organizzazioni specializzate in consulenza legale e altri finanziatori hanno creato il Community Justice Fund, un fondo volto a sostenere le comunità che avevano subito forti ripercussioni economiche e sociali a causa della pandemia da Covid-19.[1] Nello specifico, hanno raccolto fondi da erogare ad associazioni no-profit che si occupano di questioni sociali quali: immigrazione e asilo, assistenza alla comunità, debito, disabilità, discriminazione, istruzione, occupazione, diritto ad un’abitazione, salute mentale, diritto pubblico e amministrativo, benefici sociali.[2] Tra i vari finanziatori che hanno preso parte all’iniziativa, spicca il nome di Therium Access, la suddivisione no-profit del finanziatore Therium. Mentre quest’ultimo svolge l’attività economica di finanziamento del contenzioso in ambito civile e commerciale, la missione di Therium Access è quella di finanziare – senza scopo di lucro – coloro che non sarebbero altrimenti in grado di intraprendere una causa, promuovendo e facilitando così l’accesso alla giustizia.[3]

Alla luce dell’esperienza d’oltremanica, ci si è posti il quesito se anche Lexcapital S.r.l., in Italia, possa dedicare parte del suo operato al finanziamento senza scopo di lucro di associazioni che si occupino di problematiche legate alla giustizia sociale e all’accesso alla giustizia. Il tema richiede di affrontare due questioni giuridiche di fondo: da un lato, se l’ordinamento italiano consenta il finanziamento – anche indiretto – del contenzioso, senza finalità di profitto; dall’altro se la struttura societaria di Lexcapital permetta un’eventuale attività senza scopo di lucro.

Per quanto riguarda la prima questione, si può ragionevolmente affermare la legittimità del finanziamento del contenzioso senza scopo di lucro nell’ordinamento italiano. Invero, ad oggi, è assente una disciplina specifica sul punto che prescriva determinati requisiti quali un capitale minimo o l’iscrizione ad albi speciali nei confronti dei finanziatori terzi di controversie civili o commerciali.[4] Pertanto, è stato sostenuto che, in linea di principio, anche gli enti no-profit possano assumere la qualifica di finanziatore, posto che gli stessi rispettino la disciplina preposta al loro corretto funzionamento.[5] Si può concludere quindi che, nell’ordinamento italiano, è ammissibile il finanziamento del contenzioso da parte di un ente terzo rispetto alle parti coinvolte nella controversia, anche qualora il finanziatore svolga la propria attività senza finalità di profitto.

Quanto alla seconda questione, Lexcapital si classifica quale società benefit. Tale modello societario è stato introdotto dalla legge 28 dicembre 2015, n. 208, all’articolo 1 commi 376 e ss. e comprende tutte quelle società che – oltre allo scopo di lucro – perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente, promuovendo attività a sfondo sociale a beneficio di persone, comunità, territori e ambiente.[6] Nello specifico, la legge richiede che l’oggetto sociale di tali società sia bipartito: dovrà quindi prevedere da un lato l’attività profit-oriented che la società si propone di esercitare, dall’altro, l’attività appunto benefit, ossia volta a perseguire obiettivi sociali in aggiunta all’attività tradizionale.[7] Alla luce di tali considerazioni, Lexcapital, identificandosi quale società benefit potrà svolgere, accanto all’attività di acquisizione a scopo di lucro di controversie in ambito civile e commerciale, un’attività volta a garantire l’accesso alla giustizia senza perseguire questa volta un profitto. Tale ultima attività potrà svolgersi in modo diretto, patrocinando direttamente tutti quei soggetti che non potrebbero altrimenti intraprendere una controversia per insufficienza di risorse economiche[8]; nonché, in modo indiretto, patrocinando organizzazioni che a loro volta offrono supporto legale in ambito sociale a categorie svantaggiate di soggetti. Infatti, come riportato sopra, Lexcapital, proprio per mantenere la qualità di società benefit e beneficiare dei vantaggi che da questa derivano, dovrà portare avanti una finalità di beneficio comune, che potrebbe ben individuarsi nel garantire il diritto di accesso alla giustizia, costituzionalmente protetto all’art. 24 Cost.

In conclusione, per rispondere al quesito iniziale, si può affermare che il modello avanzato da Therium Access nel Regno Unito possa applicarsi all’ordinamento italiano, dal momento che non rinvengono ostacoli alla legittimità del finanziamento del contenzioso senza scopo di lucro. Inoltre, Lexcapital, avendo adottato il modello della società benefit, potrà assumere il ruolo di società pioniera nel settore, intraprendendo non solo un’attività economica, ma anche la missione di promuovere e facilitare il diritto di accesso alla giustizia senza scopo di lucro.

[1] https://www.communityjusticefund.org.uk

[2] https://www.theriumaccess.org/news/therium-access-partners-with-other-grant-giving-foundations-to-launch-the-community-justice-fund/

[3] https://www.theriumaccess.org/about-us/

[4] D’Alessandro E. et al., Prospettive del third party funding in Italia/Perspectives on Third Party Funding in Italy, Ledizioni, 2019, p. 32

[5] Ibid

[6] cfr. legge 28 dicembre 2015, n. 208, all’articolo 1, comma 376

[7] Guida P., La riforma del c.d. terzo settore e l’imposizione fiscale delle liberalità indirette. Il modello “società benefit”: analisi strutturale e applicazioni al Terzo settore, Fondazione Italiana del Notariato, disponibile al sito web: https://elibrary.fondazionenotariato.it/articolo.asp?art=57/5703&mn=3

[8] Qui ci si riferisce alla categoria di soggetti la cui limitatezza di risorse finanziarie non è tale da farli rientrare nella categoria di soggetti non abbienti che invece potranno beneficiare del patrocinio a spese dello stato cos’ come stabilito dal d.p. r. 30 maggio 2002, n. 115.